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Diciamoci la veritá: ma quella camera vale davvero tanto?

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07 gen 2019

Diciamoci la veritá: ma quella camera vale davvero tanto?

Arredi finto antico, copriletti dalle fantasie pretenziose, tende polverose. E dei bagni ne vogliamo parlare?

Ancora vanno molto i box doccia stile campeggio proibitivi per i più alti di statura, le fughe in tutte le gradazioni del grigio che del bianco hanno ormai solo un vago ricordo, due lampadine rigorosamente diverse di tonalità ed un aspiratore che sembra essere pronto a decollare da un momento all'altro; spesso fanno bella mostra TV attempate con tutti i cablaggi a vista e buffet di prima colazione che ci riportano indietro agli anni '80.
Però siamo decisi a vendere quella camera al prezzo di una suite del Burj Al Arab Jumeirah.
Il più delle volte l'errore viene commesso in buona fede: a seguito di recensioni e vari feedback non proprio esaltanti capita spesso che mi chiedano -increduli e arrabbiati- se a mio avviso quella camera è davvero così brutta.
Increduli perché davvero non si capisce cosa non vada bene; arrabbiati perché dietro ci sono soldi spesi, sacrifici e magari la convinzione (genuina) che quel verde delle pareti, quel tappeto marrone che ha visto tempi migliori e quel copriletto così "elaborato" non avrebbero meritato parole così dure.
Comprendo che spesso ci si senta dotati di innato buon gusto, evolute competenze architettoniche e solide basi di illuminotecnica. Fa parte della natura umana.
Ed allo stesso tempo comprendo anche come sia facile cadere nel terribile equivoco "ciò che piace a me è bello". Il problema sono le disastrose conseguenze di questa categorica affermazione.
E allora riportiamo l'argomento sulla giusta pista e diciamo che "ciò che piace a te non è detto che piaccia ai tuoi ospiti": In questo modo nessuno si offende ed io posso continuare con la coscienza serena il mio articolo.
Lasciamo allora da parte per un attimo tutti i concetti attuali del pricing e del revenue: dimentichiamoci della domanda, della finestra temporale ma soprattutto del nostro consulente che, considerati tutti questi fattori, ci dice che possiamo vendere tranquillamente quella camera al prezzo che vogliamo
Anni addietro l'albergatore era davvero un bel lavoro: gli ospiti andavano in vacanza a rilassarsi (non per i mitici 2,4 giorni) ed erano difficilmente raggiungibili -causa assenza cellulari- da lavoro, preoccupazioni, brutte notizie e dipendenza dalle previsioni meteorologiche. Ah, dimenticavo: non esistevano le recensioni e le OTA.
Alla partenza ci salutava con una stretta di mano e magari si prenotava già per il prossimo anno.
Oggi il nostro potenziale ospite prenota usando lo smartphone a 50 metri dall'ingresso dalla reception, arriva stressato, affamato di wi-fi e pretese. Come se non bastasse alla partenza, se qualcosa non è stato di gradimento, prova a farci un'estorsione minacciando una cattiva recensione.
Sostanzialmente direi che il lavoro dell'albergatore è diventato molto più complesso di prima ma soprattutto si è per molti aspetti snaturato: il fatto che la gran parte delle prenotazioni arrivi dai canali on-line già ha eliso una prima fase di rapporto umano che si concretizza ora in maniera residuale solo all'arrivo.
In conclusione mi sento di affermare che questo lavoro per alcuni aspetti non è più bello come prima.
Allora non rendiamo le cose più brutte e difficili di come già siano adottando un semplice criterio logico: un prezzo elevato deve essere giustificato dalla qualità della camera e dei servizi che proponiamo in vendita. Altrimenti restiamo con i piedi per terra e cerchiamo di non strafare: vi garantisco che quel (fittizio) guadagno maggiore di trasformerà in breve tempo in una perdita di entità ben superiore.
Non basta più un posto dove dormire per vincere la partita: quando si aprirà la porta della nostra camera dovremo riuscire a strappare quel "wow" al nostro ospite. Allora si, quando saremo in grado di mostrare e far vivere esperienze non quotidiane potremo essere giustamente un pò pretenziosi nel prezzo.
 





 

 

 

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